Il comune senso civico e la fiducia nelle istituzioni mi hanno portato a denunciare l’accaduto e nello stesso tempo a decretare la mia “condanna”, perché le innumerevoli richieste presentate mediante esposti alla Magistratura, querele depositate presso il Tribunale di Tivoli, comunicazioni agli organi competenti quali NOE, ARPA, ecc. sono servite soltanto a permettere che si creasse intorno alla vicenda un odio personale nei miei confronti e di tutti coloro che hanno cercato di ribellarsi a queste violenze. All’epoca dei fatti, sul giornale locale “Il Tiburno”, venivano pubblicati alcuni articoli al riguardo e la giornalista che si occupava di questo spinoso argomento stranamente fu licenziata.La R.A.I. (televisione di Stato) si occupò del caso in un servizio che andò in onda al TG3 regionale nell’edizione delle 19:00, di domenica 11 settembre 2005. Non ci fu nulla a seguire. A seguito di una mia istanza, l’ASL analizzò nuovamente le acque e riconoscendone la non conformità per l’utilizzo umano, ne trasmise tempestivamente gli esiti anche al sindaco di Capena Riccardo Benigni, che avrebbe dovuto dichiarare lo stato d’emergenza, bloccare l’utenza, richiedere e fornire una forma di approvvigionamento idrica alternativa (autobotti). Il Sindaco Riccardo Benigni mi chiese di dare a lui le coordinate del mio conto corrente e lui avrebbe provveduto. Ho detto che piuttosto di salvare della gente, ero disposto a farlo, ma mi ha deriso. Fatevi Voi un opinione in merito. La mia non la esprimo, in quanto pleonastico.
Nessun organo ufficiale, si preoccupò per lo stato di pericolosità a cui venivano esposti i cittadini, nessuno bloccò l’erogazione dell’acqua che costituiva un grave rischio per la salute. Il Sindaco in quella occasione fece apporre una seconda affissione ove invitava i residenti a verificare gli impianti di smaltimento, in quanto avrebbero potuto essere causa di quanto accaduto, in contraddizione con la precedente comunicazione che dichiarava: L’ACQUA IN DISTRIBUZIONE NON E’ POTABILE COME NON LO E’ MAI STATA. Non solo grande competenza, ma anche il buon senso e la logica hanno permesso all’Amministrazione in quel periodo di rilasciare innumerevoli e illecite concessioni edilizie, con conseguente proliferazione di cantieri, in una zona che a causa dell’acqua non potabile non sarebbe stata idonea ad accogliere nemmeno un campo nomadi.Ad oggi alle soglie del 2008, la situazione è rimasta invariata e i residenti indignati, lamentano il fatto di aver ricevuto la bolletta dell’acqua da PAGARE! Incredibile, dopo l’inganno.. anche la beffa.
Consigliamo, a chi la ricevuta, di conservare la richiesta di pagamento, potrebbe tornarvi utile.
Però una bella sorpresa potrebbe attendere l'amato Sinadaco, che forse non sa' che in Italia per situazioni analoghe, si sono formulate incriminazioni per reati gravissimi (anche strage dolosa o tentata strage dolosa). Poi in questo specifico caso il Sindaco Benigni, specula richiedendone anche il pagamento, quindi il dolo potrebbe gravare, sulla sua testa inutile, come un maglio. Vedremo se i suoi amici lo toglieranno anche da questa situazione. Ma comunque la sua imbecillità ci ha aiutato molto, permettendo di fare accertamenti con tutta calma.