Generale Ingeniere Luigi Catta e le sue autocertificazioni false e mendaci
La gente onesta ha la convinzione che un Ingegnere abbia autorevolezza ed un chiaro e limpido senso dell'etica nell'espletamento della sua professione. Quando questi è anche un Generale dell'Esercito italiano, si ha la netta convinzione che quanto di ufficiale andrà a dichiarare e sottoscrivere è di un' ineccepibile veridicità. Diviene drammatico quando i fatti concreti, portano ad evincere con chiarezza, che questa immeritata posizione sociale abbia come finalità, il porsi in una posizione di massima credibilità per meglio truffare o meglio raggirare il prossimo, per proprio ingiusto profitto. Nel caso specifico, il Gen. Ing. Luigi Catta dell'Aeronautica Militare Italiana, ne è un chiarissimo quanto vergognoso esempio e come vedremo dopo, molti suoi familiari lo coadiuvano nell'espletamento delle sue attività illecite, posizionati come sono, in punti chiave del tessuto sociale italiano. In sintesi:
in data 12 ottobre 2000, l'Ing. Luigi Catta sottoscriveva un contratto in cui il medesimo, in ovvia qualità di Ingegnere autocertificava a termini di Legge (quindi con responsabilità penale), impianti e condizioni di un immobile sito a Capena  in Bivio Delle Starne 7-9. La gravità consiste nel fatto, che dichiarava falsamente di possedere certificazioni di Legge, mai rilasciate dagli Enti preposti, con la conseguenza dolosa e voluta di cagionare coscientemente pericoli anche gravi ad altrui persone, al fine di ottenere profitto da questa frode.
Taceva inoltre la situazione a Lui nota, sulla pericolosità dell'acqua erogata dall'acquedotto di pubblico utilizzo. Ad aggravare ulteriormente la situazione (manco fosse necessario),  il Luigi Catta aveva posto cisterne di stoccaggio dell'acqua per un totale di 15.000 litri fatto che determinava, visto l'inquinamento biologico dell'acqua, un'elevazione esponenziale e non calcolabile di pericolosità per la salute umana. Occorre sottolineare che le succitate cisterne erano posizionate in sito non idoneo e non essendo neppure denunciate, non erano sottoposte ad alcun controllo sanitario previsto dalle normative vigenti.
Che il medesimo fosse a conoscenza da molto tempo della situazione dell'acqua, è dimostrabile documentalmente. Come gia detto, Luigi Catta è avvezzo a commettere delittuosi illeciti avvalendosi all'occorrenza di suoi familiari complici nei suoi disegni criminali. Vediamo di seguito come.

FALSO IN ATTO GIUDIZIARIO

Infatti, a seguito di una perizia CTU istituita per un ricorso ex art. 700 c.p.c. dal Tribunale di Tivoli, che nominava il 7 maggio 2004 il perito. Il Catta Luigi si avvaleva della consulenza di parte, del fratello Mario Concetto Catta e dell'assistenza giudiziaria di suo nipote Avv. Domenico Ceraudo (cocò, mimì e…).
In quella sede i tre traevano in inganno volontariamente il perito del Tribunale dichiarando al medesimo falsità e tacendo notizie ed informazioni, di cui erano perfettamente a conoscenza e vedremo  dopo il perché , al fine di trarre in inganno anche il succitato perito, e tentare di ottenere un illecito profitto delittuosamente incuranti di cagionare volontariamente danni e lesioni a terzi. Il CTU determinava che tutti gli impianti non erano a norma e che quanto dichiarato dal Luigi Catta e i suoi familiari, era falso. Il Luigi Catta veniva altresì condannato a effettuare dei lavori di adeguamento e di messa in regola, o pagare. In  una simpatica  quanto inquietante

raccomandata inviata da Luigi Catta, a fronte di lecite contestazioni, dimostrate poi fondate e veritiere, il Luigi Catta contestava punto per punto gli addebiti mossigli con un'arroganza ed una millantata competenza indisponente e tipica di chi impunemente è abituato a irrispettare la Legge, a prendere in giro le altrui persone e ad aggirare truffaldinamente i suoi interlocutori.  Misteriosamente i due uffici Legali romani che assistevano la controparte si dimenticavano di notificare il provvedimento, vanificandone l' applicabilità e la sua efficacia. Inspiegabilmente, come qualsiasi studio Legale che ci legge può valutare, il Luigi Catta veniva "graziato" e scaduti i tempi di notifica, si trovava a poter a titolo non rispettare la condanna impostagli.
Ora ci chiediamo, è possibile immaginare che due studi Legali facciano scadere i tempi di notifica e vanificano un provvedimento a favore del loro assistito?
Lasciamo a chi ne ha la competenza la valutazione, ci riserviamo di menzionare i nomi dei succitati studi Legali.
E' triste quanto scandaloso, pensare che un Generale dell'Esercito nonché Ingegnere arrivi a tanto e riteniamo che in un paese civile, certi individui andrebbero emancipati dalla società e posti davanti alle loro responsabilità.
A fronte di questo ed altri comportamenti, che non solo sono rimasti impuniti, ma hanno permesso al Luigi Catta di trionfare ottenendo il massimo profitto da una situazione che lo vedeva  invece soccombente. D'altronde, come si evince anche dalle dichiarazioni dell'Avv. Paolo Pironti, il Luigi Catta ha più volte sostenuto di avere "a busta paga" (fatto non dimostrabile ma verosimilmente avvalorato dai fatti), Istituzioni, Ufficiale Giudiziario e quant'altri all'interno del Tribunale di Castelnuovo e non solo. Lo stesso, l'altro fratello Carlo Catta, in occasione di una frana avvenuta coinvolgendo la proprietà, ha dichiarato di lavorare presso la Procura del Tribunale di Roma e di essere in grado di manipolare cause e fascicoli a favore dei propri congiunti. Il fatto può apparire incredibile quanto inquietante, ma come da prove in nostro possesso e a detta dell'Avv Paolo Pironti, i Giudici del Tribunale di Castelnuovo di Porto hanno permesso all'Avv Domenico Cerando di asportare interi fascicoli dal Tribunale, presso il proprio ufficio o domicilio. Anche il ricorso agli usi civici, come dichiarato nel reperto filmato di Stefano Speranza ha portato una "new entry" nella "famiglia", rappresentata dal Sindaco di Capena Riccardo Benigni che pare minacciando il Giudice Commissario, ottiene un'incredibile escamotage per causare danni gravissimi e guadagni indovuti alla famiglia Catta. In questa causa presentata al Commissariato agli Usi Civici, si poneva in seria discussione, la proprietà e la titolarità dell'immobile del Catta.
Se queste sono le condizioni che possono esistere in una Nazione

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Una fotografia dell'Ing. Mario Concetto Catta atta a comprendere di quale nefasto personaggio stiamo parlando.
Ponendo a rischio la sicurezza e la vita di terzi al fine di trarre ingiusto profitto, il fratello Catta Luigi  aveva autocertificato falsamente la conformità alle normative di impianti e strutture, vantando il possesso di certificazioni mai ottenute. A seguito di un incendio intervenivano prontamente i Vigili del Fuoco che, risolto il problema imponevano ufficialmente la non utilizzazione dell'impianto di riscaldamento. Sulla perizia succitata  richiesta anche a seguito di questo incidente, questo luminare dell'ingegneria, al secolo  Mario Concetto Catta, dichiarava in risposta al Giudice: "l'impianto essendo spento non è di per sé pericoloso". Non comprendiamo come il Giudice non si sia sentito preso in giro e oltraggiato da un risposta tanto idiota. Ora ci chiediamo se fosse una barzelletta sarebbe sicuramente ilare, ma che un ingegnere possa operare sul territorio nazionale agendo in questo modo è preoccupante, vero è che anche il suo cervello in stato di catalessi assoluta totale risulta non pericoloso. Il problema nasce quando lo adopera. Speriamo che l'ordine degli ingegneri voglia prendere in analisi le opere di questo luminare e tutte le sue precedenti attività, al fine di verificare la professionalità e l'imparzialità applicata  del soggetto. Per sottolineare meglio la pericolosità nell'espletamento della sua professione di ingegnere del suddetto Mario Concetto Catta, indichiamo la sua dichiarazione in perizia C.T.U. ove dichiara che "il quadro elettrico è ricco e ben dotato"  ed in seguito dichiarava tutte falsità sulla conformità che venivano infatti smentite e condannate dal C.T.U quindi dal Tribunale. Risultava addirittura per lui superfluo verificare la messa a terra dell'impianto che lui sapeva inesistente. Effettivamente il C.T.U decideva di non verificarla in quanto era palese la sua inesistenza e il resto dell'impianto era così in conforme che questo punto diventava superfluo da accertare strumentalmente. A chi ne ha la competenza ogni giudizio. Risultato: è stato condannato a pagare euro 28.795,97 misteriosamente mai pagati.  Le documentazioni sono depositate al Tribunale di competenza.

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