A tale riguardo, deve ancora osservarsi che il nominato MARIO BIZZARRI (deceduto nel settembre 2004) ebbe a dire a STEFANO SPERANZA che, essendosi trovato nel Municipio insieme con la moglie qualche tempo dopo che era stato proposto il ricorso, il Sindaco Dott. BENIGNI, nel vederlo, lo aveva duramente “redarguito” per il ricorso proposto e aveva minacciato di riprendersi il lotto di terreno comunale alla “Fioretta” dove il BIZZARRI, e ora i suoi figli FABIO e LUIGI, hanno la casa e l’azienda; ebbe a dire testualmente a STEFANO SPERANZA il BIZZARRI, riferendosi al colloquio che dopo l’iniziale “scenata” ebbe nell’occasione con il Sindaco: “tu non sai quello che dicono di te”, alludendo a prospettazioni denigratorie nei confronti dello SPERANZA, che il BENIGNI riteneva estensore materiale del ricorso straordinario presentato dal BIZZARRI.
Ancora, a maggio del 2003 lo STEFANO SPERANZA ebbe a ricevere un’altra intimidazione, tramite il di lui parente DIEGO DE IULIS, socio della più volte citata agenzia immobiliare “Abitare Capena”, il quale consigliò a STEFANO SPERANZA di scrivere al Difensore Civico e, per conoscenza, al Comune di Capena, al fine di revocare un ricorso al Difensore Civico regionale presentato perché non aveva ricevuto copia di documentazione di cui aveva fatto richiesta ai sensi della normativa sulla trasparenza amministrativa;
in particolare il DE IULIS, persona estranea alla burocrazia comunale e all’Amministrazione Comunale (anche se a questa, in quanto socio dell’agenzia immobiliare “Abitare Capena”, legato da molteplici vincoli d’interesse: il DE IULIS aveva svolto servizio civile sostitutivo di quello militare presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Capena), al quale qualcuno, violando il segreto d’ufficio, aveva mostrato il ricorso presentato dallo SPERANZA, ebbe, su evidente mandato di terzi, ad insistere con lo SPERANZA perché facesse marcia indietro scrivendo al Difensore Civico regionale e per conoscenza al Comune di Capena, e, dopo aver detto che la copia della documentazione chiesta dallo SPERANZA era in realtà stata preparata indipendentemente dal ricorso al Difensore Civico, insistette facendo riferimento all’appendice finale del ricorso al Difensore Civico, nel quale lo SPERANZA esprimeva considerazioni critiche su fatto che l’Amministrazione Comunale non avesse di fatto istituita la figura del Difensore Civico pur promessa nel programma elettorale.
I toni quasi patetici dell’insistenza del DE IULIS, che fece riferimento sia a possibili ritorsioni nei confronti della sua stessa famiglia, sia ad una possibile conseguenza negativa nei confronti dello SPERANZA legata alla parte conclusiva del suo ricorso al Difensore Civico, furono interpretati dallo SPERANZA nel senso che al DE IULIS persona appartenente all’Amministrazione Comunale aveva rappresentato che lo SPERANZA poteva essere denunciato (querela per diffamazione) per le ironiche considerazioni critiche contenute nella chiusa del ricorso al Difensore Civico regionale sul “dimenticato” impegno preelettorale per l’istituzione del Difensore Civico comunale, figura incompatibile con il microclientelismo di cui si nutre l’acquisizione del consenso in realtà di paese come quella di Capena.
Anche in questo caso, tuttavia, si riscontra un modus operandi del tutto simile a quello già riscontrato: la prospettazione di una possibile denuncia come strumento per ottenere la desistenza da condotte assolutamente lecite. Lo SPERANZA, che scrisse la lettera richiestagli dal DE IULIS, non ha poi mai ricevuto la documentazione che aveva chiesta e che riguardava questioni urbanistiche.
E’ del tutto evidente, peraltro, tornando alla questione dell’incontro tra RICCARDO BENIGNI e NICOLA SPERANZA, che se un pubblico ufficiale viene a conoscenza, nell’esercizio delle sue funzioni, di una notizia di reato procedibile d’ufficio, ha l’obbligo penalmente sanzionato di riferirne all’Autorità Giudiziaria, e può né deve in alcun modo far uso di questa notizia come strumento di pressione per cercare d’indurre altri a desistere da condotte del tutto lecite. Ed è evidente che se la prospettiva della denuncia per un reato commesso non costituisce di per sé “danno ingiusto”, tale diventa quando è utilizzata per tentare d’indurre altri a desistere da condotte lecite - a maggior ragione quando il reato non sussista, vi sia o meno consapevolezza dell’inesistenza dell’illecito in chi fa pressione.
Il modus operandi del Sindaco di Capena Dott. BENIGNI - indurre i riottosi a mettere la testa a posto prospettando una denuncia per reati, peraltro inesistenti - sembra trovare piena conferma, oltre che nel testé analiticamente descritto episodio SPERANZA, in un altro episodio recentissimo: avendo alcuni residenti in case di nuova costruzione in loc. San Marco energicamente protestato per la sistematica mancanza di acqua nel fine settimana, dovuta - secondo alcuni - al fatto che all’accresciuto fabbisogno di acqua da parte di esercizi commerciali (del tipo di ristoranti, ecc.) nelle vicinanze si farebbe da taluno fronte interrompendo il flusso idrico per le vicine costruzioni in questione, il Sindaco Dott. BENIGNI, come alcuni di questi residenti, preoccupati e intimoriti, hanno nell’immediatezza dei fatti riferito ad esponenti dell’opposizione come la segretaria della sezione DS di Capena BARBARA SCARAFONI, avrebbe replicato informalmente, all’evidente fine di ottenere che i cittadini desistessero dalla protesta, che erano passibili di denuncia coloro che abitavano le costruzioni senza certificato di abitabilità (evidentemente ignorando o facendo finta di non sapere che l’illecito in questione è stato depenalizzato ed è ora punito con sanzione amministrativa pecuniaria) e che potevano essere cacciati di casa (evidente allusione al potere comunale di dichiarare l’inagibilità, la quale tuttavia può essere dichiarata - ciò che il BENIGNI, che peraltro è medico di base a Capena, sembra aver omesso di specificare - non già per la mera mancanza del certificato di abitabilità o di agibilità, ma solo a seguito di previa accertata mancanza in fatto delle condizioni di abitabilità dell’immobile).
La tolleranza dell’illegalità (reale o putativa che sia) ha, secondo la strategia implicita nell’esposto modus operandi, l’altra faccia della medaglia nella ricattabilità dei beneficiari della tolleranza da parte del “potente”, che può decidere di attivare autorevolmente, dal suo alto scranno, i meccanismi della punizione di chi ha violato qualche norma; d’altronde, un sistema basato sull’illegalità sistematica, appena velata dal simulacro formale di “permessi di costruire” illegittimi emessi da burocrati asserviti, non può non comprendere anche una sua strategia d’intimidazione degli “insubordinati” e delle “teste calde”, al fine primario di salvaguardare la tranquillità e la continuità del blocco di potere politico-affaristico.
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TIRATE LE SOMME, VISTO CHE NESSUNO LO HA MAI FATTO , NE PARE INTENDA FARLO!